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Nella giungla delle acque minerali 

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25.04.201525.04.2015
Nella giungla delle acque minerali

In commercio si contano al meno 300 diverse etichette. Tutte a norma di legge. Come scegliere quelle più adatte alle nostre esigenze? Dalle bicarbonate alle solfate, dalle clorurate alle magnesiache. Diverse proprietà e minimo comun denominatore: stimolare la diuresi


In Italia, quello dell’acqua minerale, è un mercato rigorosamente disciplinato dalla legge. Si tratta di un tipo di acqua sorgiva (cioè di sorgente), commercializzata in bottiglia. E può essere venduta come tale solo l’acqua che risponde ai criteri stabiliti dal legislatore. Più nel dettaglio, «sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute».
Il nostro Paese detiene il record del mondo di consumo pro capite di acqua minerale, che dal 1985 al 2006 si sono praticamente triplicati, passando da 65 a 194 litri l’anno a testa. Difficile dire con esattezza quanti siano i marchi attualmente in commercio: le stime variano da 296 (Legambiente) a 514 (Fondazione Amga). Le acque minerali commerciabili possono essere, secondo quanto previsto dalla normativa, di diverso tipo e si differenziamo per il contenuto di residuo fisso: acque minimamente mineralizzate; acque oligominerali; acque minerali; acque ricche di sali minerali. Esistono, inoltre, altre categorie individuate in base alla concentrazione di specifici sali minerali. L’acqua minerale non possiede per sua natura proprietà terapeutiche, ma è indispensabile assumerne per soddisfare il fabbisogno giornaliero di sali minerali e per mantenere attivi il metabolismo ed il funzionamento tutti quei processi fisiologici che prevedono l’utilizzo di acqua da parte dell’organismo, come ad esempio la diuresi.
L’effetto diuretico, tuttavia, è stimolato anche dalla comune acqua del rubinetto. Solo chi soffre di patologie particolari deve, invece, assumerne un quantitativo superiore alla norma. Per un individuo sano è sufficiente berne 2 litri al giorno: oltre tale dose l’acqua in eccesso viene espulsa dall’organismo attraverso i reni. Occhio sempre alla voce bicarbonato (HCO3-) sull’etichetta: tanto più alto è questo valore, tanto maggiore è l’effetto diuretico dell’acqua. E a proposito di acque bicarbonate, oltre a stimolare la diuresi producono effetti benefici nei casi di cistite cronica, insufficienza epatica e favoriscono la digestione. Le acque solfate esercitano sullo stomaco una azione più equilibrata e meno stimolante di quelle carbonate, rilassano la muscolatura epato-biliare e sono lievemente lassative. Quelle clorurate favoriscono l’equilibrio delle funzioni intestinali, biliari e del fegato mentre le acque magnesiache svolgono un’azione lassativa e preventiva nell’arteriosclerosi. Le acque fluorate sono consigliate per la prevenzione della carie e nei casi di osteoporosi, quelle ferrose sono indicate per chi soffre di anemia. Infine, le acque iposodiche riducono l’apporto di sodio favorendone l’espulsione dai reni insieme all’acqua in eccesso e sono particolarmente indicate nei casi di ipertensione.  

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