A ciascuno il suo… latte 

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12.01.201512.01.2015

E’ il Re della prima colazione, da cui dipende l’assunzione del 20% del fabbisogno calorico giornaliero. Ed è un’importante fonte di calcio per le ossa. Dall’intero al parzialmente scremato, dall’UHT al pastorizzato tutte le tipologie in commercio. Dal delattosato al desodato passando per quello a chilometri zero. Avvertenze e consigli utili per scegliere


Il latte è notoriamente un alimento sano e completo. Fonte di calcio (un bicchiere da 200 ml copre un terzo del fabbisogno giornaliero) ma anche di proteine, zuccheri, grassi e vitamine (B2, B12, A, D, C, B1 e B3) e di minerali (fosforo e iodio, potassio, magnesio e zinco rame e selenio oltre naturalmente al calcio). Un litro di latte crudo intero, contiene mediamente 35 grammi di proteine, 37 di grassi, 45 di zuccheri e 10 di sali minerali.
Proprio perché generalmente a base di latte, la prima colazione è uno dei pasti principali della giornata a prescindere dall’età. Stando alle indicazioni dei nutrizionisti di tutto il mondo è opinione largamente condivisa che dal primo pasto della giornata vada assunto circa il 20% del fabbisogno calorico giornaliero. Una colazione bilanciata, d’altra parte, consente non solo di limitare gli spuntini fuori pasto (evitando quindi l’assunzione di calorie extra), ma anche di non eccedere nell’apporto calorico dei successivi pasti della giornata. Una prima colazione equilibrata si compone di quattro differenti gruppi di alimenti. Il latte o i suoi derivati (come lo yogurt), innanzitutto, che garantiscono l’apporto giornaliero di calcio per la salute delle ossa. Quindi i carboidrati come pane, fette biscottate, cereali o muesli (mix di cereali e frutta secca) e biscotti. Ma anche marmellata e frutta di stagione. E infine le proteine (affettati e uova).
Diverse sono le tipologie di latte in commercio. Il latte pastorizzato si ottiene con un lieve trattamento termico (72-75°C per 15-30 secondi) per eliminare microrganismi tossici. Permette una conservabilità del latte di 4-5 giorni. Il latte UHT (Ultra High Temperature), invece, viene portato a temperature più elevate (maggiori o uguale a 135°C per almeno 1 secondo) per eliminare completamente ogni tipo di forma batterica patogena e non, allungando il tempo di conservazione anche ad alcuni mesi. Il latte sterilizzato viene trattato più a lungo per distruggere tutti i microrganismi (circa 110°C per 20-30 minuti). Il latte ESL (Extended Shelf Life) è ottenuto da un prodotto microfiltrato e/o trattato con il calore. Discorso a parte va fatto poi per il latte a chilometri zero, ossia il latte crudo munto, refrigerato e che non subisce alcun trattamento termico prima di essere consumato. Si tratta di una tipologia di latte al centro di accesi dibattiti tra chi ne argomentava i benefici nutrizionali e chi metteva in guardia contro i rischi per la salute derivanti dalla possibile trasmissione di infezioni batteriche responsabili di malattie nell’uomo. Per questo è stato introdotto per legge l’obbligo di riportare nell’etichettatura del latte crudo la dicitura «da consumarsi previa bollitura».
Nel delattosato si aggiunge l’enzima lattasi, rendendo il latte più digeribile. Nel desodato si riduce l’apporto di sodio: indicato per le diete iposodiche. Il latte vitaminizzato, invece, viene arricchito di vitamine, soprattutto la D. Il latte fresco pastorizzato di Alta Qualità, dal punto di vista alimentare, rappresenta il meglio di tutto il latte pastorizzato. E’, per legge, solo del tipo intero e si caratterizza per il contenuto di proteine: 32 grammi per litro contro i 28 grammi del comune latte fresco pastorizzato. Infine, il latte di capra: ha un sapore simile a quello materno, ideale per i bambini, grazie alla grande quantità di calcio e fosforo, è ricco di vitamine e di taurina (un aminoacido che agisce anche come antiossidante) e acidi grassi a catena corta (favoriscono la pulizia delle arterie dal colesterolo cattivo). 

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