A tavola nell’Isola dei Savoia 

Viaggio alla scoperta dei sapori dell’ex Regno di Sardegna. Nei Caraibi del Mediterraneo tra storia e tradizione. Tra un piatto di malloreddus e una sfoglia di pane carasau. Un calice di Carignano del Sulcis e una grigliata a base di porcheddu


Dalla Sicilia alla Sardegna. I sapori e i gusti dell’Isola dei Savoia sulla tavola di agosto. Un viaggio tra vini, prodotti tipici e specialità dei Caraibi del Mediterraneo a mezz’ora di volo dalla terra ferma.
VINI Dal nord della Sardegna, ecco l’Alghero doc, vino che prende il nome dalla città sarda nella cui zona è prodotto. Prodotto in tutta la provincia di Sassari, oltre ad Alghero, nei comuni di Ittiri, Olmedo, Ossi, Tissi, Uri, Usini e parte di quello della stessa Sassari. Il Carignano del Sulcis rosso è un vino Doc la cui produzione è consentita nella provincia di Cagliari. Colore rosso rubino più o meno intenso, odore vinoso gradevolmente intenso e sapore asciutto, sapido, armonico. Il Vermentino di Sardegna è un vino doc la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari. Colore dal bianco carta al giallo paglierino tenue, con riflessi verdolini, brillante, odore caratteristico delicato e gradevole e sapore secco, amabile, sapido, fresco, acidulo con leggero retrogusto amarognolo. Viene servito con antipasti di pesce non salsati, ostriche e conchigliacei, pesce alla griglia, primi piatti regionali. Va servito in calici di media capacità a tulipano svasato a una temperatura di 8-10°. La versione Spumante va servita con crostate di frutta in calici flute a una temperatura di 6-8°. Il Vernaccia di Oristano (sardo: Crannatza de Aristanis) è un vino doc la cui produzione è consentita nella provincia di Oristano. Colore giallo dorato ambrato, odore delicato alcolico con sfumature di fior di mandorlo, sapore fine, sottile, caldo, con leggero e gradevole retrogusto di mandorle amare. Come aperitivo va degustato a 8-10°, in tavola a 12°. Si abbina a preparazioni di pesce dai toni gusto-olfattivi particolarmente accentuati, come bottarga (uova di muggine o di tonno), formaggi piccanti o affumicati. Eccellente come vino da dessert, in particolare con i dolci di mandorla tipici della Sardegna Antipasti: Primi piatti di pasta, zuppe di pesce: Secondi piatti di carne, pesce:
PRODOTTI TIPICI Il filetto di maiale, detto a seconda delle zone ambidighedda, anguiddha, musteba, si prepara come la carne delle salsicce, a volte lasciandolo a macerare in aceto o vino bianco secco per 4-5 giorni, quindi aromatizzandolo con aglio e pepe. Nella tradizione salumicola sarda, la Mustela viene consumata sia fresca che stagionata. La Salsiccia Sarda Campidanese, a bassa percentuale di grasso, riporta fedelmente l’antica ricetta campidanese, conservando il gusto tipico della gastronomia locale. Il prosciutto di capra viene ricavato dal cosciotto o dalla spalla di capra, che può essere prodotto anche con montone o castrato. Buoni risultati si ottengono anche con tranci di coscia di maiale. La carne va accuratamente disossata. Dopo aver ripulito la coscia dalla concia, si lega strettamente e si rimette in frigorifero per un paio di giorni. Si prepara quindi l’involucro, ricavandolo da un budello tagliato a metà per il lungo e di lunghezza doppia rispetto al prosciutto. Dopo un’asciugatura di qualche ora, il prosciutto viene sottoposto a una lieve affumicatura. Ed ecco il prosciutto di capra in camera di stagionatura, dove resterà per almeno 180 giorni ad una temperatura di 10-14° e con umidità del 75-80%. 
SPECIALITA' I malloreddus, definiti anche gnocchetti sardi, sono un tipo di pasta di farina di semola e acqua, tipica della cucina sarda. Hanno la forma di conchiglie rigate lunghe da due centimetri in su. Il pane carasau, carasatu, carasadu, crasau o anche pane ‘e fresa, è un tipico pane sardo, originario della Barbagia e diffuso in tutta la Sardegna. Conosciuto con il nome italiano di carta musica (ocarta da musica) per la sua caratteristica croccantezza, che ne rende rumorosa la masticazione. Il termine sardo deriva dal verbo carasare, che significa tostare. E infine il proxeddu ( si pronuncia projeddu) o porcheddu (spesso italianizzato con il termine “porcetto”), è il maialino da latte di circa 4-5 chili di circa venti giorni, cotto lentamente allo spiedo e aromatizzato dopo la cottura con mirto o rosmarino. E’ un classico della cucina pastorale sarda.

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