E ora anche il frigo profuma di primavera 

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21.05.201521.05.2015

Un’esplosione di colori con la frutta di stagione. Dalle fragole, eccellente fonte di vitamina C, alle nespole, raccolte in autunno e pronte da consumare dopo essere rimaste ad ammezzire. Pssando per le ciliegie, un antinfiammatorio naturale simile all’aspirina ma privo di effetti collaterali


E con la primavera anche i frutti si concedono un’esplosione di colori. Tipica della stagione in corso è sicuramente la fragola, prodotto delle piante del genere Fragaria. Anche se le fragole sono considerate dei frutti dal punto di vista nutrizionale, non lo sono dal punto di vista botanico: i frutti veri e propri sono i cosiddetti acheniossia i semini gialli che si vedono sulla superficie della fragola. E’ considerata, inoltre, un frutto aggregato perché non è altro che il ricettacolo ingrossato di un'infiorescenza, posizionata di norma su un apposito stelo. Dotate di un buon contenuto calorico a causa dell'elevato tenore zuccherino, le fragole rappresentano una eccellente fonte di vitamina C e di flavonoidi, della cui famiglia fanno parte gli antociani, che conferiscono alla fragola le caratteristiche proprietà anti-infiammatorie.

Il nespolo comune (Mespilus germanica) appartiene alla famiglia delle Rosaceae. E non va confuso con il Nespolo del Giappone: i termini di nespolo e nespola, nel lessico comune, fanno infatti riferimento in genere all'albero e ai frutti della specie Eriobotrya japonica, pure questa appartenente alla Famiglia delle Rosaceae. I frutti non possono essere consumati alla raccolta (nel tardo autunno), ma vanno lasciati “ammezzire” in un ambiente asciutto e ventilato, (sulla paglia) cioè rammollire e virare di colore dal marrone chiaro al marrone scuro. Il processo enzimatico trasforma la polpa e cancella il forte sapore acido ed astringente, rendendole commestibili, nonostante la robusta buccia ed i numerosi e durissimi semi. Di fatto esiste un solo modo per consumarle al naturale, tolto il picciolo la polpa è succhiata ed inghiottita ed i semi trattenuti in bocca e non deglutiti. Il nespolo comune è diffuso in natura nell'Europa meridionale (fino alla Germania) e nell'Asia Minore. E’ comunque presente anche nell'Italia settentrionale, dal Piemonte al Veneto, dal Trentino alla Toscana. È molto diffuso anche nel meridione, in modo particolare in Puglia.

La ciliegia è il frutto del ciliegio (Prunus avium), una pianta ottenuta da ripetute ibridazioni della specie botanica. Il nome dialettale, così come quello portoghese, francese, spagnolo e inglese, deriva dal greco kérasos ed è legato a quello della città di Cerasunte (o meglio Giresun), nel Ponto (l'attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Roma nel 72 a.C. da Lucio Licinio Lucullo i primi alberi di ciliegie. Se ne distinguono due diverse specie botaniche: il ciliegio dolce (cosiddetto Prunus avium), che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca, e il ciliegio visciolo (Prunus cerasus) che produce le amarene e le marasche, genericamente definite come ciliegie acide. Il frutto matura nel periodo primaverile-estivo e contiene un solo seme duro, color legno. Le antocianine, contenute in elevate quantità nelle ciliegie, inibiscono la cicloossigenasi, gli enzimi che rispondono a processi infiammatori segnalando la sensazione di dolore; il risultato è simile a quello dell'aspirina e dell'ibuprofene senza però effetti collaterali. Le antocianine hanno inoltre un'azione antiossidante e sono efficaci nell'inibire il cancro al colon. La raccolta ha inizio dalla metà di maggio fino ai primi di luglio.

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