Grechetto e Sagrantino, l'Umbria da bere 

In CantinaIn Cantina
09.10.201409.10.2014

Direttamente dalla zona dei Colli Martani, un bianco dall'odore intenso e persistente, con sentori floreali e fruttati e un sapore secco, vellutato, con un piacevole retrogusto di mandorla amara: ecco il Grechetto di Todi Doc, da servire come aperitivo o per accompagnare antipasti o piatti a base di pesce o verdura. Sempre dalle colline umbre, il Sagrantino di Montefalco Docg, un rosso nobile presente sulle tavole dei Papi sin dal Rinascimento. In doppia versione: secco e passito

 


Prodotto nella zona dei Colli Martani, nei dintorni di Todi in provincia di Perugia, il Grechetto Doc (di Todi, appunto) si caratterizza per l’impiego nella produzione, in percentuale non inferiore all’85%, dell’omonima uva, che gli conferisce, insieme al nome, un colore giallo paglierino, un odore intenso e persistente, con sentori floreali e fruttati (mela gialla e banana) e un sapore secco, vellutato, fresco e al tempo stesso sapido, con un piacevole retrogusto di mandorla amara. Il risultato è un vino bianco, dalla gradazione compresa tra l’11 e l’11,5%, particolarmente indicato come aperitivo, per accompagnare antipasti, frittate, piatti a base di pesce e verdure. Un vino figlio della lunga tradizione vitivinicola dei Colli Martani, risalente al periodo degli etruschi poi ripresa e sviluppata dagli antichi romani.
Come il Grechetto di Todi, anche il Sagrantino di Montefalco Docg deve il suo nome ad un caso di omonimia: con il vitigno delle colline umbre, cui si deve la sua produzione. Sebbene sia considerato un vino autoctono, diverse sono le teorie legate alle sue origini. Dalle ricostruzioni che individuano nella Spagna la sua provenienza a quelle che ne attribuiscono l’importazione in Umbria ai primi frati francescani, fino all’ipotesi che siano stati, in realtà, i saraceni ad averlo introdotto in Italia. Quel che è certo, sul versante storico, è che questo vino rosso compariva sulle tavole dei Papi fin dal Rinascimento. Si produce in due diverse tipologie: «secco» (gradazione 14%) e «passito» (gradazione 14,5%). Sia per l’uno che per l’altro è vietata l’immissione sul mercato prima di un periodo di invecchiamento non inferiore a 30 mesi, dei quali, per il solo Sagrantino secco, almeno 12 in botti di legno.
Il Sagrantino «secco» è particolarmente adatto per accompagnare arrosti, cacciagione, selvaggina da pelo e formaggi a pasta dura. Il «passito», invece, è un ottimo vino da dolci a pasta non lievitata, perfetto da sorseggiare mangiando una fetta di crostata alla marmellata di more o altri frutti rossi. Se invecchiato, è ottimo da servire anche in abbinamento a pecorini piccanti

Condividi