L’infuso giusto per ogni gusto 

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15.01.201615.01.2016

Dal thè, prodotto dalla Camellia sinensis coltivata in Bangladesh, Cina, India, Sri Lanka, Giappone e Kenya. Ricco di caffeina, teanina, catechina, teobromina e teofillina. Alla camomilla, pianta erbacea annuale della famiglia delle Asteraceae, nota per le sue proprietà anti-infiammatorie e calmanti. Fino alle tisane, preparazioni farmaceutiche liquide di sostanze medicamentose


Una tazza di thè non si rifiuta mai. Ma l’abitudine dell’infuso sta prendendo sempre più piede. Dalla camomilla alle tisane c’è solo l’imbarazzo della scelta. Che varia non solo per la stragrande varietà ma, soprattutto, per le proprietà curative. Il thè è una bevanda consistente in un infuso o decotto ricavato dalle foglie (a volte miscelate con spezie, erbe o essenze) di una pianta legnosa, la Camellia sinensis che viene coltivata principalmente in Bangladesh, Cina, India, Sri Lanka, Giappone e Kenya. L’uso e i cerimoniali ad esso legati sono associati alla tradizione cinese e giapponese. Altro Paese noto per il suo consumo è il Regno Unito, che ne ha fatto quasi un simbolo nazionale. Ne esistono sei diversi tipi: il thè nero, il thè verde, il thè oolong, il thè bianco, il thè giallo e il thè Pu’er o tè postfermentato. Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della medesima pianta, ma sono create attraverso trattamenti differenti e presentano diversi gradi diossidazione (comunemente chiamata “fermentazione”). I thè neri sono “fermentati”, i verdi sono “non fermentati” e gli oolong sono “semifermentati”. Una volta essiccato il thè può essere ulteriormente lavorato per dare vita a: tè aromatizzato, tè pressato e tè deteinato. Il thè rosso, invece, si riferisce comunemente anche al karkadè o all’infusione di rooibos del Sudafrica, che non contengono Camellia sinensis Il thè contiene notoriamente caffeina, un alcaloide stimolante del sistema nervoso centrale, teanina, un amminoacido psicoattivo, catechina, un antiossidante presente soprattutto nel tè verde e nel tè bianco, teobromina e teofillina, due alcaloidi stimolanti, ed infine fluoruro. Gli effetti della bevanda dipendono dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un’infusione breve (circa 2 minuti) estrae dalle foglie di tè soprattutto caffeina ed ha proprietà stimolanti. Un’infusione più lunga (3-5 minuti) estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l’effetto stimolante (l’acido tannico inoltre rende amaro il sapore del tè). Il maggiore produttore di tè è la Cina (Lung Ching, Gunpowder, Lu Mu Dan, Shui-Hsien, Ch’i-Men Mao Feng), seguita dall’India (Assam, Darjeeling, Nilgiri). Anche il Giappone ha un ruolo importante nella produzione di alcune qualità (Bancha, Matcha, Sencha e Gyokuro). In Europa il tè viene coltivato nelle isole Azzorre.
La camomilla (Matricaria chamomilla L.) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Asteraceae. Il nome deriva dal greco χαμαίμηλον (chamáimēlon), parola formata da χαμαί (chamái), “del terreno” e μήλον (mḗlon), “mela” per l’odore che somiglia a quello della mela renetta. Il nome del genere, Matricaria, proviene dal latino mātrīx, mātrīcis, che significa “utero”, con riferimento al potere calmante nei disturbi mestruali. La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti. Cresce spontaneamente nei prati ed in aperta campagna, non oltre gli 800 metri. Da questi fiori si producono infusi che notoriamente vengono utilizzati per i loro effetti blandamente sedativi. Oltre che alla somministrazione orale, è possibile ricorrere all’uso di preparati di camomilla anche per nebulizzazioni, linimenti anti-stress, impacchi, colliri e collutori (questi ultimi anche assieme alla malva). La camomilla è dotata di buone proprietà anti-infiammatorie, locali ed interne, e costituisce un rimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici (sciatica, trigemino lombaggine e torcicollo). Questo grazie a certi componenti dell’olio essenziale (alfa-bisabololo, guaiazulene, camazulene e farnesene), ad una componente flavonoide (soprattutto apigenina, quercetina, apiina e luteolina) ed ai lattoni matricina e des-acetil-matricarina. Il suo potere antiflogistico a parità di principio attivo (in peso) è stato comparato a quello del cortisone. Altri flavonoidi presenti (eupatuletina, quercimetrina) e le cumarine sono responsabili delle proprietà digestive e spasmolitiche. Queste combinazioni di principi attivi ne fanno un buon risolvente nella dismenorrea, nei crampi intestinali dei soggetti nervosi, negli spasmi muscolari e nei reumatismi. Le tisane ottenute con questa pianta inoltre provocano l’espulsione di gas intestinali in eccesso.
La tisana è una preparazione farmaceutica liquida appartenente alla categoria degli idroliti. Viene definita come una soluzione acquosa diluita di sostanze medicamentose, formate da fitocomplessi, da utilizzarsi per via orale. Una tisana si può preparare con una o con più erbe. Una tisana composta da più erbe presenta elementi così schematizzabili: il remedium cardinale (o rimedio di base): una o più droghe con principi specifici per la terapia in questione; l’adiuvans (o adiuvante): una o più droghe capaci di sinergizzare con il rimedio di base; il costituens (o complemento): una o più droghe in grado di conferire un aspetto piacevole; il corrigens (o correttore): una o più droghe in grado di migliorare le caratteristiche organolettiche della tisana. Nella preparazione di una tisana le erbe (fresche o secche) devono essere opportunamente sminuzzate (forma taglio tisana). Il grado di sminuzzamento è importante, in quanto può influire sull’estrazione dei principi attivi. In una tisana di più erbe le componenti devono essere tra loro omogenee. Non si devono mischiare tra loro le parti dure e quelle tenere delle piante. A causa dei problemi di interazioni sfavorevoli che possono insorgere, si consiglia, inoltre, di non superare le 5 erbe in una stessa tisana. Esistono diversi tipo di tisane a seconda del metodo estrattivo cui si ricorre: infuso, decotto, macerato. 

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